"insoddisfatta sono, insoddisfatta fui", era la fine di una piccola filastrocca, anzi una specie di poesiola, forse un augurio di natale o qualcosa del genere...insomma un messaggio mandato alla mia amica lilla. terminava proprio così. e vi ho racchiuso quasi interamente ventitrè anni della mia vita. non è una cosa che mi fa molto onore. dovunque fossi stata, quasi sempre, il solito pensiero: voler essere altrove. una specie di malattia. l'insoddisfazione. quanti ne soffrono? forse meno persone di quel che penso. in questo momento, se non avessi fatto una scelta, sarei a lavoro, sotto la guida tiranna del caposala pasquale, che mi sarebbe stato dietro a ricordare ogni minuto la giusta angolazione dei fazzolettini, l'ordine delle forchette nel portaposate "così ce ne stanno di più", quante passate fare per asciuttare i pavimenti, e così via la serie infinita di inutilità che, come le fai fai, non andavano mai bene. vorrei studiare e non mi va. vorrei uscire, ma dove e con chi? non voglio chiamare nessuno, non voglio vedere nessuno, non voglio starmene fuori al solito bar a farmi offrire due baileys con ghiaccio dai mataluna boys, che infondo sono anche simpatici, ma quando prende la svoglia si estende a tutto e tutti. poi però penso ad altre e più allettanti situazioni, difficilmente attuabili vista la mia posizione geografica, perchè tutte ad almeno 250 km di distanza da qui. vorrei racchiudere tutto il mio mondo in pochi centimetri di spazio. e dargli fuoco. mettere in una busta nera tutta la roba inutile che mi circonda, fare mille pezzettini delle tonnellate di carta che mi avvolgono la testa, e lasciarle volare giù dal finestrino, così come ho fatto con gli scontrini e i vecchi abbonamenti qualche tempo fa...quante cose inutili. e sono forse l'unica ragazza nell'arco di migliaia di chilometri che c'ha un telefonino attaccato con lo scotch , che ha fatto un volodal terzo piano e non fa fotografie, che ogni due o tre ore si spegne e che per riattivare la memoria per accedere alla rubrica ci mette almeno sei minuti. e che di cambiarlo proprio non mi va. non perchè ci sia affezionata, tutt'altro...era anche usato quando me l'hanno dato. ma proprio perchè so che gli oggetti sono inutili...tranne cose come la lavatrice o il computer portatile (che peraltro non ho), quelli con cui lavori o con cui puoi creare. una volta un professore di biologia disse che ciò che distingueva l'uomo dall'animale è il pollice. perchè il pollice ci permette una prensilità..una capacità di afferrare...e di costruire certi oggetti...è stato fantastico evolvere in questo senso...costruire utensili...ma gli utensoli sono utili lo dice la parola stessa. invece gli uomini si sono fatti prendere la mano e il pollice...e hanno cominciato a inventare un mucchio di inutilità. basta guardarci intorno. di cosa è fatto il nostro mondo? sassi, piselli, sabbia e un paio di birre in un barattolo di vetro...non ricordo bene com'era quella storia del prof che diceva ai suoi studenti, mostrandogli un barattolo pieno di sassi: è pieno questo barattolo? loro rispondevano di sì...allora mise i piselli...alla domanda gli studenti risposero che adesso si, era pieno. il prof aggiunse la sabbia. che scemi a non pensarci, adesso era pieno davvero. e infine le birre, che bagnarono la sabbia e si insinuarono nel barattolo. metafora di vita che io non condividevo. perchè pretendeva di dire quali fossero le cose più importanti della vita. e invece dipende dalla persona. i sassi, i piselli, la sabbia, le birre...ognuno faccia la sua scaletta. ognuno, a suo piacere, interpreti queste quattro figure e scelga cosa rappresentino per lui. perchè non si può generalizzare. ognuno abbia il suo mondo. e ne faccia ciò che gliene pare.