sabato, 30 settembre 2006
author: emiscript @ 00:45
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Chiunque di voi penserà che c'è un'ovvia e semplice risposta alla domanda: cosa ti piace? si, forse quando hai cinque anni. sai che il tuo gelato preferito è fragola e limone, che ami gesù e che ti piacciono il clown del circo. niente di strano se a diciotto anni impari a mangiare quello che ti faceva schifo, a diciannove ti accorgi che sei ateo, a venti i clown ti mettono angoscia. e così via.. Altro esempio...posso essere volgare? giuri che no, mai farai un pompino perchè immagini già lo schifo, e poi invece..insomma, non vado avanti.  Va bene, state pensando che fin qui, ci passiamo un po' tutti.  Poi però cominciano a succedere cose che ti sconvolgono, e non poco. Convinzioni di cemento che ti crollano addosso creando lo sfacelo. Ogni coccio si dissolve in sabbia. E di sabbia neanche i castelli piacciono a nessuno. Parlo di quelle cose...Quelle cose che quando capitavano agli altri eravamo i primi a commentare: "Io? Mai!" E così...io tradire l'uomo che amo? Io, mai! la donna del mio migliore amico? Io, mai! Mentire alle persone a cui voglio più bene? Io, mai! Prendere in giro me stesso pur essendone consapevole? Io,mai! Insomma, parliamoci con chiarezza: siamo esseri umani e non macchine perfette.  Che cosa pretendiamo da noi stessi? Di non sgarrare mai e finire esauriti, annegando nelle nostre autocostrizioni? E poi c'è qualcosa di molto importante, secondo me, cui dobbiamo far fronte. A poco più di vent'anni dobbiamo ancora scoprire chi siamo. Ok, possiamo sapere se ci piace fare  pompini oppure no (arida'...). Ma non sapremo ancora su quante labbra appoggeremo le nostre, quanti profumi incontreremo, e quante mani stringeremo, e quanti amori e non amori...E se saranno amori...Se sarà solo per un attimo, nella nostra fantasia, oppure per un tempo per noi così immenso da avvicinarsi all'eternità. E guai se non fosse così.  Credo che a volte sia necessario far cose che in genere disprezziamo, per ricordarci cosa amiamo fare davvero, e quanto. Per capire ancora una volta chi siamo. E quindi: solo rischiando di perdere qualcosa ci accorgiamo quanto vale per noi. Solo scontrandoci con il suo opposto. Oggi sono stata a una festa di paese. Un grosso paesotto, diciamo cugino  di Santa Maria. La festa del patrono, san Michele. Bancarelle, luci colorate, torrone, orecchini penzoloni e luccicanti, pupazzotti e giostre, tantissime giostre. [ecco, da piccola amavo le giostre , non avevo senso del periocolo e mi avventuravo. adesso ho paura di tutto...o forse...oggi è dipeso dalla compagnia] Insomma, è strano. Eppure questa festa di paese m'ha fatto ricordare quanto ami la grande città. Amo quello che ho. Amo i posto dove ho la fortuna di vivere, amo gli studi che ho fatto anche se sono senza lavoro, amo le serate che si concludono assonnati nel notturno, amo i miei amici e il modo in cui trascorriamo il tempo, e il mio ragazzo, dopo tre anni...lo amo... Tutte queste cose non le cambierei... Ma ogni tanto bisogna tornare in paese per ricordarsi di quanto si ami la città.

dedico questo post a ele, fashon girl di città e mia cara amica...che riesca a ritrovare la strada verso ciò che ama davvero.

venerdì, 29 settembre 2006
author: emiscript @ 00:40
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duecento chilometri, due ore e mezza del treno più sfigato, un giro di chiavi che non vogliono entrare mai, l'abbraccio della mamma, la musica di mio fratello, passeggiare per strade deserte,  poche vetrine illuminate, sono passate le nove... sono di nuovo a casa. se mi fermo un momento vedo che tutto il resto continua a muoversi. mi vedo passeggiare e fissare le persone, mi vedo camminare al contrario, mi vedo quindicenne ed è tutto diverso. cos'è questa cosa strana che sto provando? cosa succede nela mia vita? perchè all'improvviso non mi importa più niente di niente, perchè tutti i posti mi sembrano uguali? perchè giro in pullman senza meta per una roma tanto estranea, distante? perchè fefè al telefono mi tratta male, gettando le sue frustrazioni lavorative su di me? ci siamo visti dopo un mese ed è tutto questo quello che sa fare...che bambino... solo un istante, solo un giro di scala quaranta, solo un foglio piegato a metà, solo pioggia che sbava l'inchiostro...se qualcuno può capire quello che provo...mi faccia un fischio...perchè sono davvero sola...eppure mi piace...è tutto incomprensibile...ma è così semplice...semplicissimo.

sabato, 23 settembre 2006
author: emiscript @ 15:45
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quando sono lontane le cose che abbiamo ci sembrano più belle. chissà, avrò detto una grande banalità? il ricordo appiana e ripulisce. mi sembra che le persone che mi stanno intorno, a cominciare da quelle che abitano con me e con cui sto lavorando (parlo della commedia) si siano improvvisamente cosparse il corpo di miele e difetti. appiccicosissimi difetti che non riesco a sopportare, che non posso far finta di non vedere. primo su tutti, e forse quello che odio maggiormente: l'arroganza. fase di rodaggio, chissà. o forse fase estrema di cambiamenti, repentini, che continua da questa estate e non ha mai smesso. forse è per quetso che ho spogliato del tutto una parete della mia stanza e mi preparo a dipingerla di blu. a santa maria tutto mi sembrava orribile (tutto o quasi). adesso tutto mi sembra monotono. sono nel limbo. e voglio andare all'inferno, e in fretta. sono già stufa. il libro di russel hoban mi sta prendendo e nonostante lo stia criticando continuo a leggerlo. g. mi ucciderà se non prendo in mano baol, e lo commenti entusiasticamente. ma che fai, salti di palo in frasca? la mia vita è così noiosa che non posso fare a meno di parlare dei libri che ho letto e che leggerò. no è triste? forse a me sta andando meglio di quanto voglia credere. il 13 si va in scena. e tutto quello che sento dentro è un vuoto pazzesco. un entusiasmo finto che non so proprio dove andare a prendere. ho ammazzato i miei sogni e mi preparo alla realtà. è così grigia...tipo fumo di londra...(mi autocito)...ora che non ho più niente per cui lottare mi sento più libera. ed è assurdo che in questa libertà io non faccia che annoiarmi.

lunedì, 11 settembre 2006
author: emiscript @ 11:34
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10/9/06

Un aereo sorvola il mare. Decine di barche, in lontananza. Una canoa. Io qui, sulla sabbia. Sono le 18,30 circa. Il sole è ancora in cielo. Tra poco più di un'ora andrà a dormire, si lascerà coccolare dal mare, nel suo rifugio segreto. E per qualcuno sorgerà, in un altro posto nel mondo, non so quale. E' bello il rumore del mare, è dolce. ANche se spezzato dalle voci. Bagnanti sulla riva delle spiagge di Ostia. Quanti prima di me, quanti dopo. Vento e mare si parlano, si dicono cose per noi incomprensibili. Battono i remi nell'acqua, i remi di quella canoa. Vorrei esserci, lì sopra. Con qualcuno, però. Il mare da soli fa paura. Bambini nudi sguazzano nell'acqua, ridono. Il mare è dolce, a riva. Parla anche a loro, che forse possono comprenderlo un po' di più.

Quanti giorni sono trascorsi? NOn ricordo, quanti giorni, da quando siamo andati a mare, e in quelle acque salatissime abbiamo fatto il bagno. Forse l'ultimo insieme. Quante persone investono la nostra vita? Decisamente tante. Solo ad alcune, però, lasciamo davvero qualcosa. Solo alcune  non le dimenticheremo mai. Il mare non si dimentica, l'Oceanomare.

Solo tre minuti ed è già tardi. Solo quando si diventa un poì più grandi si comprende la facilità di stare soli, la dolcezza che si può provare nell'ascoltare il mare. Da soli. O forse solo quando si comincia ad amarsi un po'. Quante persone incrociano la nostra vita? Tante. Alcune sono fondamentalei per la nostra crescita, altre no. Alcuni sono sassolini sulla sabbia. Altri macigni sul cuore. Solo il tempo potrà dircelo. Felice vita a tutti.

(A Baricco, grazie per aver descritto il meraviglioso Oceano Mare)