tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso L. N. Tolstoj
dio non gioca a dadi A. Einstain
mi piacerebbe sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio F. T. Altan
tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso L. N. Tolstoj
dio non gioca a dadi A. Einstain
mi piacerebbe sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio F. T. Altan
su un libro ho letto di
una locanda sulla costa
e di persone
che dipingono il mare con l'acqua di mare
e c'ho trovato rita
bellissima
con un nome francese
vestita d'aria
a parlare sempre con un tizio
che calcolava i confini delle onde
(cappello a cilindro)
è come bere
più facile
è respirare.
(L.B.)
Di non amore
martedì sera volse al termine. emi leggeva una tesi, sfogliando le pagine virtuali con voracità. il plico parlava di mamme bloggers. da pochi mesi si approcciava al suo diario on line e quella tesi, piena di citazioni accuratamente trascritte, miste anche a riflessioni dell'autore, la colpì in modo particolare. aveva di nuovo voglia di scrivere le sue memorie. prorpio come loro, come quelle centinaia di mamme. blog fittizi, blog pregni di veritiera cronistoria familiare, blog teneri, blog sinceramente commoventi. e lei, fredda come una notte di fine ottobre, a scrivere di sè come avrebbe fatto per un suo personaggio inventato. e per la prima volta, a pensare seriamente ai lettori.
Lettori, amati miei lettori. Ho iniziato il mio blog senza curarmi di voi. Senza nmmeno una presentazione. Vogliosa e ansiosa di immettermi nella rete e di metterci le mie frasi e me stessa. Egocentrica. Solo una volta ho stampato poche pagine, affidando tutto il resto al caso, il che disdegnerebbe l'idea di un tramando, di conservare accuratamente i miei deliri e riproporli a me o a chiunque mi sarà vicino, in un futuro. Il segreto, il segreto ha fatto involontariamente parte di tutta la faccenda. Forse l'autore della nostra tesi, se leggesse, potrebbe, date le sue capacità, analizzare bene il mio fenomeno. Il mio stile, le mie motivazioni. Ha ragione quando scrive che i blog non sono in grado di restituire un'idea completa della vita e della personalità di chi scrive. Leggo in me la stessa confusione, i repentini cambiamenti. Talvolta voglia di occultare, forse a me stessa, tremende e inconsce verità, angoscianti. E dunque l'uso della poesia, se così si può chiamarla, mi aiuta. Come Alice , versi scritti a penna e regalati sulla sabbia al loro autentico destinatario. Poi, altrove, post carichi di lunghe e banali narrazioni di vita vissuta, come festa di paese o sapri... e ancora, versi liberi che spaziano in colori mai troppo scintillanti. E caratteri più piccoli, per dare una parvenza più ordinata. Ho tentato un'analisi, pur non avendo affatto le giuste competenze, del mio diario che fino ad ora è piuttosto magmatico. Il fatto stesso di interagire poco con la rete, soprattutto quando sono a roma, per la mancanza di un personal computer, mi limita molto in questo. mi limita nell'interazione con altri blog e dunque nella comunicazione. rimane una cosa molto fina a se stessa... se non quando scopro che una cara amica con cui mi vedo poco si stupisce di leggermi, trovandomi così diversa da come mi aveva lasciato, glorificando la mia vita interessantissima , mentre, a parer mio, questo blog trasuda pezzi del mio mondo cieco, di me chiusa col lucchetto nella mia solita "angosciaeternamenteangoscia". chissà che cosa legge Lory e perchè si chiede come sia possibile che riusciamo a comunicare. Sono diventata davvero un'aliena? O è solo colpa del blog, che restituisce immagini sbagliate?
Volevo scrivere qualcosa di molto personale, rompere un po' il ghiaccio che in questi giorni si era formato, qui nella rete dei miei pensieri. Ho lasciato aperto il frigo per far sgusciare via un po' di brina, disciolta. F. mi ha ridato il diario, quello vero, quello cartaceo, che non vedeva la luce praticamente dal giorno in cui nacque questo. E' stato strano...la copertina rigida con la scritta patchwork, tutta colorata in rosso, rosa e bianco...Le ultime pagine piene di cattiverie. Come ha fatto il mio amore a non bruciarle? Il ricordo della delusione e del mio compleanno, un po' sbiadito. La carta ruvida. Ho voglia di ricominciare daccapo, là. Ma non vi abbandonerò, lettori miei. Forse comincerà un altro tipo di blog, cartaceo e virtuale contemporaneamente. Come il diario di quei due fidanzati distanti...che ad ogni incontro se lo scambiavano...a volte felici, a volte arrabbiati...ma sempre insieme, meravigliosi amanti....
è come natale quando la notte va a dormire
e tu sei ancora sveglio
è come natale quando scende quella lacrima
e tu che ancora ridi
e fuori c'è sole sotto neve
seppellito
e dentro c'è amore sotto amore
tradito
è come natale quando esci per andare via
fermo sotto la porta
per un momento sono morta
è come natale quando vedi tutto sgretolare
la famiglia gli amici l'amore
per un momento sono morta
sotto la porta
perchè dopo un abbraccio c'è sempre un addio
perchè è sempre natale
se anche non credi in dio.
Continui sbalzi di temperatura e di umore. Soltanto poche ore, e il sole muore.
ele ride. la brandina cigola. "Oggi so' deficiente, c'ho pure i fiocchetti sulle mutande!", dice. Rumori lontanissimi trapassano i vetri della finestra. Penso come sarebbe avere due cuori. Lei cancella messaggi di un amore clandestino. Ora che ci penso, siamo Re della doppiezza. Abbiamo tanti gemelli. Orecchie, narici, mani, piedi, occhi... Un solo amore. Unico. Solo. Uno. Amore. Leggo d'un bicchiere caduto che va in frantumi. Due cuori. Sarebbe possibile? Sono quasi le tre. E se non dormo almeno otto ore al dì... Ele chiude la finestra. La notte penetra nella nostra stanza. Due cuori. Due amori. Chissà.
Dalle sei alle sette del pomeriggio giochi di nuvole e di luce. Arancio e rosso quand'era ancora estate. Blu notte e azzurro e turchese nelle fresche serate d'ottobre. Poi il buio lascia spazio a mille luci vibranti. L'insegna dell'Alitalia bianca e verde accanto ad una macchia rossa che farfuglia la scritta Toshiba. Voci maschili in cucina. Note di una canzone già sentita. Sulla scrivania tutto è colorato di rosa e rosso e violetto. La mia mente si tinge di pensiero. E il tempo vola sui miei giorni migliori.
chi ha studiato medicina o chiunque abbia fatto un esame di fisiologia leggendo il titolo del post sa bene di cosa si tratta. ovviamente questo è un campo che non mi compete, ma che mi ha sempre affascinato. Sin da piccola, quando mio padre studiava per il diploma di infermiere la curiosità spesso mi spingeva a sbirciare sui libri. Ovviamente, non sarei mai stata in grado di svolgere questo tipo di studi. Per fortuna c'è lilla che ogni tanto soddisfa qualche mia curiosità. stasera mi ha parlato del dolore riferito. Riferito perchè si riferisce a un'area cutanea lontana dall'effettiva sede della lesione. In parole molto povere, pensate a quando chi ha un infarto avverte dolore anche al braccio sinistro. Lei mi ha spiegato il motivo di ciò (non è difficilissimo da capire), ma di questo non parlerò. Ero convinta che l'uomo fosse una macchina perfetta. Non è così. E' curioso pensare a come ci si possa ingannare: ti fa male la punta della spalla ma si tratta del diaframma, o un testicolo e invece hai una colica renale. dopo gli stereogrammi che ingannano il cervello solo questa dovevo sapere! Mi viene in mente un tipo di dolore che sento spesso nominare, ma non ho realmente chiaro di cosa si tratti. Le fitte intercostali. A chiunque sarà capitato. "Mi fa male il petto. Ma non preoccuparti, sarà un dolore intercostale". Ma che diavolo significa? Da che dipende? Mia madre è una di quelle persone che si fa le autodiagnosi. Be', c'è da dire che spesso ci azzecca. Ma non possiamo fare i medici di noi stessi. Non ci conosciamo abbastanza.
Dolore riferito. Dolore intercostale. Dolore alla spalla che poi invece è quel dente che non chiude bene. Dolore cronico. Dolore immaginario. Dolore d'amore. A quanti dolori ci si può riferire. In rete c'è un intero forum sul dolore. C'è scritto: Scambio di informazioni e discussione tra medici sul sintomo-dolore.
Ho scritto un post sul dolore e non so neanche il perchè. Forse perchè non mi fa male niente, e non mi costa parlare di qualcosa di brutto che non ho. Forse perchè il mio non è un vero dolore. E' solo quel malessere continuo che non riesco a farmi scivolare. Se solo sapessi da dove proviene, ne potrei individuare la causa, e trovare una possibile cura. E invece non so a cosa è riferito. Forse l'età. O il mio carattere. Chissà, forse è ereditario ma non ce l'ha nessun mio parente. Forse non posso farmi io la diagnosi. Non mi conosco abbastanza.
Domani parto. Ritorno a Roma.
Era lì, su quel treno. gli occhi assorti nella poesia. Poesia degli Amanti, una scrittrice allora sconosciuta. Alzò il viso, così, all'improvviso. Quel mezzo busto davanti a lei. Alzò lo sguardo e non vide subito il volto. Ma capì. Vide il suo mezzo busto e capì. Stretti in un abbraccio. Sapore di sigaretta sulle sue labbra. La strinse forte e sorrise. E' più bello quando ride, pensò. Cinque minuti e scesero dal treno. Mani sudate. Cinque minuti di abbracci. Quel caffè nel bar già sapeva di addio. Ad ogni angolo un bacio. Il ricordo di un cancello. Attraverso quel cancello, i primi baci. Sapevano di pioggia d'estate. Nel caffè adesso viveva un senso di inquietudine. E i baci sapevano di addio. E di caffè. Il sole pomeridiano del primo autunno le carezzava i capelli, colorandoli di un castano rossastro. Salutandosi si disse non mi mancherà tanto. Salutandosi si disse non gli mancherò tanto. Prima di svoltare, si girò a guardarlo. Una volta, due. Poi abbassò la testa. Verso casa.
Guardava sua madre che parlava, sul divano di pelle. Raccontava di un viaggio a Sorrento. Due giorni con la sua amica. L'ascoltava un po' a fatica. Rischiò più volte di perdersi e sperava che lei non se ne accorgesse. E' bella, pensò. Vestita di nero e di sorrisi. Sua madre rideva spesso. Piangeva anche spesso ma senza farsi vedere. La tv cominciò a cantare. Sua madre rideva e la tv anche, cantava allegria. Lei invece non era allegra. Non era triste. Solo confusa. In mezzo a un magma di vita e di situazioni quasi annegava. Un mare di persone e di visi. Incontri fatti, incontri da fare. La sua famiglia come pezzi di un lenzuolo vecchio e strappato in più parti. Le parti usate per pulire i vetri. Lei che aveva così paura. Paura di essere sbagliata, paura di fallire, paura di non farcela. Lei che aveva tanti sorrisi e tante lacrime, dentro. Adesso pensò di tenersene un po' solo per sè. Lei che voleva solo scrivere. Solo scrivere. L'avrebbe fatto. Non voleva altro. Solo scrivere. Scrivere l'amore. Scrivere se stessa. Scrivere la vita. Scrivere.