giovedì, 30 novembre 2006
author: emiscript @ 17:59
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depressione abbruttimento. tuto come da norma. passeranno i giorni passeranno i giorni passeranno i giorni ma saranno anni senza di te senza di te senza di te seza di te ...(disco interrupted)

mercoledì, 29 novembre 2006
author: emiscript @ 18:11
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la favola è il battito sulla lettera

una, due, mille, centomila, un milione

di volte

la favola è l'immaginazione

ieri, oggi, domani, un ciclone

che arriva

la favola è dormire e svegliarsi nel sonno

credi, no, credi se guardi l'ora non vedi

che  è un sogno

la favola è me che penso a te come se stessimo insieme

ieri, oggi, domani, l'amore

è finita

brucio la favola

e affogo nel rogo impazzita

 

"sei schiuma sulle onde dei pensieri che si affannano sulle rocce calde di quest'isola" (M s T)

 

lunedì, 27 novembre 2006
author: emiscript @ 12:00
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anche oggi ti amo di più

quando il sole è già sorto da un pezzo

tra gli spasmi del mio letto

sento la tua pelle bruna carezzarmi

 

anche oggi è l'inizio di qualcosa

forse è il battito nella mia gola

o il rettangolo che conta i giorni

per assurdo ti insegna a scandire la vita.

 

insegnami il senso dell'assenza

guidami sulle tue parole scritte

slitta coi pattini sulle mie ferite

lasciami andare sui tubi.

lunedì, 27 novembre 2006
author: emiscript @ 11:44
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stamattina ho fatto filone. eh... come ai vecchi tempi, quelli del liceo. in verità avevo un assurdo mal di pancia, due solchi sotto gli occhi e una stanchezza cronica...dicesi ciclo. perciò ho marinato storia e antropologia. ma tra poco mi faccio forza e mi vado a vestire, così almeno seguirò bergman. stamattina comincia all'insegna di latte e fette biscottate, buscofen e marta sui tubi.              non male come lunedì.

domenica, 26 novembre 2006
author: emiscript @ 21:26
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Correndo sui tubi in bilico non pensi a come e se cadrai, ma ti domandi: i tubi sono vuoti o sono pieni? Che domanda è.

Nella vita troppe domande ci poniamo. E la vita è farsi domande, oppure vivere è qualcos’altro?

…Non ho pianto questo è certo ma era un sogno ho un ricordo…

non posso aiutarti, non posso. Se affoghi non so nuotare. La mia vita è mia. La tua vita è tua. Come intrecciare due matasse di diversi colori? E’ pieno il bicchiere? O è solo a metà? Quanti sono ventitrè anni? Quanta strada ho davanti?

Sto così bene da sola ma non ci so stare senza di te. Vuoto buco vortice vorticoso. Non voglio perderti ma non posso aiutarti. Hai bisogno di cosa, hai bisogno di chi, hai bisogno di capire chi sei che fai cosa sarai e se vuoi essere con me nella matassa, solo due ma mille e mille colori. E’ la vita. Come una sciarpa. E noi due parte di quella sciarpa. Mille e mille colori. Amami come io ti amo. Pensami quanto io ti penso. Sentimi come io ti sento parte di questa sciarpa fatta di mille miliardi di chilometri. Specchiati nel mio pozzo.

Non ho pianto ma era un sogno o un ricordo.

 Scrivimi che non sei solo un ricordo. Scrivimi che non eri solo un sogno. Oppure non scrivermi niente ed io capirò. Sciarpa ad agosto. Sole notturno. Solo se posso ti aiuto. Ma se non posso ti aspetto.

 

Buonanotte amore mio.

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"Le parole, Diamante le mette nella valigia
- l'unico bagaglio, l'unica ricchezza
che si porta via dall'America. Forse non hanno
nessun valore, ma non ha importanza.
Lascia a Vita tutto quello che ha trovato,
tutto quello che ha perso.
Le lascia il ragazzo che è stato e l'uomo
che non sarà mai. Perfino il suo nome.
Ma le parole - quelle le porta via con sé."

(Vita - Melania G. Mazzucco)

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mercoledì, 22 novembre 2006
author: emiscript @ 10:37
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Ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo
e la mia faccia sovrapporla
a quella di chissà chi altro.

sabato, 18 novembre 2006
author: emiscript @ 16:01
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l'ultima volta che mi sono ubriacata era il 31 ottobre. Ero un po' depressa. Sir Wiston suonava la chitarra con quel ritmo accelerato di chi ha già bevuto una bottiglia di vino quasi da solo, con la voce roca e un po' meno intonata del solito. Fata chiamava, imperterrita. Il cellulare continuava ad illuminarsi e a riprodurre quell'irritante musichetta. Quando la bottiglia di vino solfinato fu vuota, il telefono trillò per la quarta o quinta volta, e a Sir Wiston dissi distrattamente che c'era alcool a volontà per soli 4 euro di ingresso. - Ci andiamo? - Non lo so, sono depressa. Erano solo le nove. Quella sera si prospettava lunga e tediosa, e allora dopo qualche storia, risposi al telefono dicendo che sì, potevano venire a prenderci. Ci smezzammo una porzione di riso allo zafferano con philadelphia alle erbe. Continuammo a cantare finchè Iron squillò: era sotto casa. Sir Wiston si lavava i denti, io cercavo per Iron una merendina e un tozzo di pane - ma non c'era da mangiare alla festa? - come lui mi aveva implorato. Fata era giù, in macchina con Iron e Miki, Vestita e truccata di scuro  e con in testa un cappello a cilindro. Sembrava davvero una Fata Nera. - Sarà sicuramente a digiuno da un po' di giorni - pensai, mentre la vedevo sparire nella sua gonna, e il viso sbiancava, sotto il trucco, piccolo, triangolare e infossato sotto gli zigomi. Era insieme ad Iron e Miki e a nessuno dei suoi due amanti. Quasi un presagio. O solo un fastidio per me, costretta a dividere lo spazio posteriore della Clio nera di Iron stretta tra l'odore acre e nauseabondo di Miki e il profumo intenso e femminile di Sir Wiston. Alla festa si arrivò dopo un po' di giri a vuoto intorno a una rotonda nei pressi di Casalpalocco. Quattro fiaccole nel freddo di un giardino, freddo che di lì a poco non avrei più sentito. Lo spazio, capii dopo, era di prorpietà di due fratelli, figli di ricchi rampolli del quartiere - proprio come Drago e Albeo. Drago aveva pensato a tutto: aveva finanche venduto i biglietti in prevendita, perfetta genialità che solo ad un uomo d'affari come lui poteva venire in mente, mentre io e Sir Wiston ci eravamo impicciati (lui aveva la grana), e dopo un po'  capiii che non aveva tirato fuori neanche un soldo, mentre entrambi ci eravamo fiondati sul tavolino degli alcolici. I figli di papà, spesso, sono convinti di poter comprare tutto. La ragazza truccata col viso contorto irreparabilmente in una smorfia di dolore o disgusto, giocava a fare la barman con la sua licenza presa chissà dove, ad un corso pagato chissà quanto, facendo finta di rimescolare un coca e rum, piuttosto ridtto di rum, con fare impacciato e maldestro. Sir Wiston gli rubò in fretta il posto. S'inventò qualcosa con la vodka che ebbe subito un gran successo. La ragazza con la smorfia lo guardava male, ma si limitò ad andare a prendere il ghiaccio. Finito il primo cocktail, avevo già una seconda richiesta, ma Drago intervenne, scacciando via la calca da quella prima mezz'ora di successi alcoolici. Intanto Maunu cercava di placare la sua fame con i rice crackers, e il gruppo si riscaldava per il concerto a base di Police. - Gli alcoolici dopo, ragazzi, deve venire altra gente, ci sono le birre. Io, con fare da guappa, dico che il mio bicchiere è vuoto e non posso aspettare le birre. - Ok, solo uno. Mi fu fatta la grazia. Io e Sir Wiston sgattaiolammo nel frigo del garage, dove mi fece il secondo intruglio. Mi sentivo una bambina ingrata, con le treccine e la bocca sporca di cioccolato. Durante il concerto, comunque, il padrone di casa aveva reclamato la presenza degli alcoolici.Il biondo cote Dracula fu servito in fretta, e potè deglutire di buon gusto l'ennesimo cocktail, per la gioia di me, Sir Wiston, e tanti altri. Dopo il concerto, musica da disco anni '90, piuttosto fuori moda, ma ero già ubriaca per potermi lamentare. Bevemmo ancora, le bottiglie - credo tranne il rum, tutte da discount - ci donarono altri e immensi piaceri. Ballavo e ballavo e bevevo e ballavo. Mi stavo facendo i cazzi miei con molta nonchalance. Sir Wiston era sparito per un po' ad appartarsi con chissà chi. Mi disse poi che l'avevano cercato al bancone, perchè quella lì i cocktail non li sapeva fare. Era rimasto solo l'amico Rum, e l'accettai a malincuore. Il mio Cuba Libre lo versai un po' sui piedi e un po' sui jeans. Andavo a fare pipì da sola, dietro un capanno. Tranne una volta, o due, seguendo Fata e Albeo su in casa, e dovetti dare un gran spettacolo, barcollando e mormorando i segreti della coppia peccatrice, segreti che ormai quasi tutti sapevano. Rinunciai alla fila, scendendo le scale verso il rifugio segreto, dove solo un'ubriaca senza falsi pudori poteva andare a rintanarsi per pisciare in pace. Alle tre, avevo aperto una delle ultime lattine di birra. Non so a chi mi fossi accollata, ballando.Ma non ebbero di me che l'alito d'alcolizzata e la pesantezza di membra stanche. Invece, mi sentivo leggera e libera. Maunu mi disse di sfuggita che mi aveva riportato un libro (dopo un anno e mezzo), che strinsi in auto, ma durò poco, perchè mi cadde dalle mani. Del viaggio di ritorno ricordo poco. Entrai in macchina e chiusi gli occhi. Sentii Sir Wiston spingere, e la risata melensa di Fata. Quello che udii lo mescolai ai miei pensieri. Arraffati, farfugliosi. Sboccai, dopo poco. Passai avanti. Dietro qualcuno giocava al gatto e al topo. Io volevo solo tornare a casa e dimenticare. Un'altra sbonza, e poi? E' così triste guardare le luci dal finestrino sgusciare via, tanto veloci e  opache da non riuscire ad afferrarle mai. E quella notte passò come le altre, e come passeranno altre ancora, nella vita di questa inconcludente orribile ragazza ubriaca, che se non altro ancora si abbandona.

sabato, 18 novembre 2006
author: emiscript @ 09:40
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The passion of lovers is for death said she
The passion of lovers is for death
The passion of lovers is for death said she
The passion of lovers is for death
The passion of lovers is for death said she
The passion of lovers is for death
The passion of lovers is for death said she
lunedì, 13 novembre 2006
author: emiscript @ 12:27
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la pazienza è l'arma dei dannati.

 

appeso a un filo come un ragno in bilico. sopra di te il cielo stellato (alla kant) e sotto nient'altro che il nulla, o meglio, l'ignoto. fa parte tutto di uno sporco gioco di ruoli. che cosa resta alla mente se ha da ragionare sul silenzio? ma sarà vero che le parole sono morte? di ritorno dall'oracolo dei sogni vi dirò che la mia mente è vuota. poi potrò tornare a scrivere di nuovo. attesa. pazienza. attesa. delirio. e poi?

sabato, 04 novembre 2006
author: emiscript @ 19:04
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perdersi in un attimo