mercoledì, 28 febbraio 2007
author: emiscript @ 11:53
category:
comments: commenti (4)(popup) | commenti (4)

le amiche zingare alla fermata del 709 a Spinaceto mi chiedono spicci chiamandomi Pierrot. Poi arriva un venditore ambulante africano. La più grande delle cinque donne lo chiama e lo stuzzica sbattendogli in faccia le tettone fasciate male da una pezza bianca allacciata a mo' di top. Lui parla dell' escissione sulle bambine dei suoi luoghi, lei dice che ama zezzo si farebbe pure palo drung drung drung. Tra le altre, una con la faccia da scimmia grida cose in un mezzo napoletano zingaresco, le altre parlano tra loro a voce alta, in un pastiche linguistico abbastanza comprensibile. Sento un puzzo di bruciato, è quella seduta in terra che si fa la ceretta con l'accendino. Alla mia sinistra un tizio alto e magro, sembra un personaggio di Acid House ma senza trip, aspetta insofferente. Sono le quattordici e venti di un martedì assolato. Dopo quasi mezz'ora finalmente arriva il bus.

sabato, 24 febbraio 2007
author: emiscript @ 21:50
category:
comments: commenti (6)(popup) | commenti (6)

Torre   -  Non riuscivo a vedere nient'altro che mare e gabbiani immobili appiccicati sugli scogli, come statue. Io con lo sguardo un po' accigliato, affaticato, contrariato per le gocce di pioggia sul vetro del treno, nere come vernice o come fango piovuto dal cielo. Alberi rinsecchiti e un sole bianco un po' spento, brucia come una pellicola e sbianca quello che c'è intorno. E poi le case dopo la galleria. Tutte ammassate, promisquamente assemblate, cucite come un vestito su montagnette di pietra. E grattacieli sull'altra parete e per finire fiumi di binari che si intrecciano e giocano e poi si staccano per allinearsi e infine entrare nella stazione di Napoli.  Arriva il tizio dei panini con la sua solita cantilena, via vai di gente e di "prego" e altre voci chiassose e squillanti e tutti che vogliono venderti qualcosa; cd, calzini, una moneta per mangiare, e no, nessun paccotto, un bracciale d'oro in mano a un tizio con gli occhiali, caffè caldo - acqua - panini con voce nasale, a Napoli è così, non c'è  niente di strano,  non scomponetevi, è tutto normale. Cinque minuti alla stazione di questo posto un po' foresto un po' familiare. Poltrone blu tirate a nuovo nell'intercity plus, resto seduta dove sono, carrozza dieci - posto 45 - finestrino. Il via vai di venditori e tintinnio di monete finisce solo quando si riparte, il treno torna indietro ma si va avanti, piano, piano...ma si va avanti veramente? I fili elettrici sembrano un pentagramma sul cielo grigio, pieno di scarabocchi, mentre ritorno e scrivo su un cellulare scarico , senza una penna, senza la voglia, senza capire che cosa frulla. Mentre il paesaggio scorre e la pupilla lo segue veloce, il Vesuvio si allontana, col suo gonnino fatto di case. Arrivederci, Napoli, non ti conobbi mai eppur ti giudicai. E ti abbandono in punta di piedi, senza lasciarti una possibilità.    -  Casoria 

giovedì, 01 febbraio 2007
author: emiscript @ 11:57
category:
comments: commenti (11)(popup) | commenti (11)

[sarà vero che se non sei nella rete rischi di NON ESSERE AFFATTO? finiremo così?]

ho noia del blog e sto prendendo a noia anche per certi versi la Rete intera. forse perchè comincio a capire realmente di che si tratta. è una buffonata. sto esagerando e banalizzando, naturalmente. ma io sono così, sempre esagerata. lascio questo messaggio  intanto  che rifletto intorno a quale piega far prendere a questa enorme cazzata che è questo spazio. intanto saluto coloro che, serendipitosamente, casualmente o volutamente, sono approdati qui.