Ovviamente non si tratta dei Ponti sul Tevere... Parlo dei ponti del quartiere Laurentino 38, quelli della discordia, come son stati chiamati: il nove il dieci e l'undici, che, dopo due anni, finalmente sono crollati. Ad uno ad uno. L'ultimo è stato il Nono, ponte che inizialmente doveva ospitare esercizi commerciali. E invece ci abitavano abusivamente. Chissà in che stato di fezzeria. Oppure no. Sono anni che non ci torno, e quando ci abitavo, dopo l'ottavo ponte, in via Giudo da Verona, alla fermata del 776 dove si stende un tappeto verde e in primavera sbocciano di rosa i fiorellini sugli alberi di pesco, non ci facevo caso, a quelle cose. Sapevo che era "zona brutta", che "ci spacciano la droga". Tutte voci. Adesso è ora di tornarci. Veltroni dice che ci mette i servizi, le poste, perfino l'Università. Staremo a vedere. Hanno sbloccato i quattrini, insieme ai sette bracci. E nel frattempo al cap 00179, c'è la città fantasma, la Cecchignola. Dove le amiche mie c'andavano aprendere il gelato, perchè "Blu Ice lo fa davvero buono", o per occhiolinare qualche militare. Adesso lì, mi dicono, nun ce sta più nessuno. La leva non è più obbligatoria. I negozi abbassano le saracinesche sulla desolazione. E per entrare in macchina, ci devi avere il pass. Se no, ci vai col 763, e poi a piedi per un bel tratto. Un'escursione urge, è tempo che ci penso. E se c'è qualche militare, forse ci scappa pure l'occhiolino.