sabato, 31 marzo 2007
author: emiscript @ 12:04
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ombra nera

viveur senza miseria

ma non è colpa della notte

se non vedo ciò che c'era

spegnete la tv, spegnetela

grafite e orli di fumo

graffiti e urla di fieno

la notte il giorno la notte il giorno

fumose carte, viottoli di scienza

vince la noia sulla gioia farlocca

di un venerdì senza riconoscenza

la notte il giorno la notte il giorno

spegnete la tv, spegnetela

c'è solo un invisibile canto

la mente è ocra, il cuore amaranto.

 

 

venerdì, 30 marzo 2007
author: emiscript @ 16:20
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Non bisogna più credere alle parole? Da quand'è che esprimono l'opposto di quel che l'organo che le emette, pensa e vuole? Tutto il segreto sta qui: Il pensiero si forma in bocca.

(T. Zara, Manifesto Dadà 1918, in Le poetiche delle avanguardie)

giovedì, 29 marzo 2007
author: emiscript @ 20:25
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giovedì, 22 marzo 2007
author: emiscript @ 16:03
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binari3

giovedì, 22 marzo 2007
author: emiscript @ 12:59
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ovvero i germi della propaganda americana: cinema da Oscar

http://www.arabcomint.com/forrest%20gump%20e%20jean%20seberg.htm

martedì, 20 marzo 2007
author: emiscript @ 21:07
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E cristallini labili impreziosivano di bianco e azzurro tenue le tettoie e le strade bagnate. E le finestre vibranti sembravano cadere vetro a pezzi. Sguardi spenti ed occhi bigi. In casa profumo di sugo e termosifoni accesi.  E dalla pioggia sgorga vita ghiaccioneve.

lunedì, 19 marzo 2007
author: emiscript @ 15:54
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E s'alzaveno lamentosi i gabbiani, nell'aere profumoso di pesce e alghe, di vento freddo. E mattonelle alzanti sotto le ruote (nel parcheggio della biblioteca), di macchine non mie, che dalle scarpe viola fui condotta, senza parlare (largo delle Sirene) in riva ad uno splendido ed incazzato mare.

Spuma bianca, nell'onde verde scuro. In due abbracciati in una dolce tortura. E nessun'altro uomo sulla sabbia bruna e sporca, tratteggiata d'undulazioni incerte, scritte dal vento.

Una riga precisa, di lontano. Cielo plumbeo, sopra. Acqua e schiuma, sotto. E rumorosi rombi, susseguirsi di tuoni. Vento e mare. Mare e vento. Nella desolazione così bella che mi rammarico per non poter fotografare, adesso, se non con  le parole.

sabato, 17 marzo 2007
author: emiscript @ 23:23
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poca voglia di uscire. ormai, il sabato, è così. oggi mi riaffiorava debole un ricordo, un ricordo forte, però, spaventoso. di quell'angolo in via Vacuna dove esattamente una settimana fa ed esattamente a quest'ora, fuori ad un magazzino con dentro una ventina di cucitrici, un gruppo di cinesi dava il cambio ad altri...in quel mosaico di orride situazioni...che si chiama vita.

sabato, 17 marzo 2007
author: emiscript @ 20:02
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mercoledì, 14 marzo 2007
author: emiscript @ 12:36
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Ovviamente non si tratta dei Ponti sul Tevere... Parlo dei ponti del quartiere Laurentino 38, quelli della discordia, come son stati chiamati: il nove il dieci e l'undici, che, dopo due anni, finalmente sono crollati. Ad uno ad uno. L'ultimo è stato il Nono, ponte che inizialmente doveva ospitare esercizi commerciali. E invece ci abitavano abusivamente. Chissà in che stato di fezzeria. Oppure no. Sono anni che non ci torno, e quando ci abitavo, dopo l'ottavo ponte, in via Giudo da Verona, alla fermata del 776 dove si stende un tappeto verde e in primavera sbocciano di rosa i fiorellini sugli alberi di pesco, non ci facevo caso, a quelle cose. Sapevo che era "zona brutta", che "ci spacciano la droga". Tutte voci. Adesso è ora di tornarci. Veltroni dice che ci mette i servizi, le poste, perfino l'Università. Staremo a vedere. Hanno sbloccato i quattrini, insieme ai sette bracci. E nel frattempo al cap 00179, c'è la città fantasma, la Cecchignola. Dove le amiche mie c'andavano aprendere il gelato, perchè "Blu Ice lo fa davvero buono", o per occhiolinare qualche militare. Adesso lì, mi dicono, nun ce sta più nessuno. La leva non è più obbligatoria. I negozi abbassano le saracinesche sulla desolazione. E per entrare in macchina, ci devi avere il pass. Se no, ci vai col 763, e poi a piedi per un bel tratto. Un'escursione urge, è tempo che ci penso. E se c'è qualche militare, forse ci scappa pure l'occhiolino.