Il vento asciugava le sue lacrime, ed era la prima volta.
In tutto questo tempo non avevo mai capito che non erano sbagliate le risposte che mi davo, ma semplicemente le domande.
Aprivo la porta di casa, soltanto tre passi dopo ero in camera mia. Rugiada accarezzava le finestre e l’albero di noci, e la mimosa addormentata brillava d’arancio e di rame alla luce del tramonto. Delicate le note di una canzone jazz bussavano alla porta, e la tenda frusciava scoprendo le luci di Fiumicino e di Roma intorno al mio mondo che brillava vivo e tremolante. Non sapevo contare i giorni e mi affidavo al calendario. Qualche volta cancellavo i numeri, arrabbiata. Certe volte li rimpiangevo, certe altre mi passavano davanti come pezzi di carta e coriandoli senza colore. E non so bene perché ho sempre troppa voglia di urlare. E non so bene perché è splendido ridere ma preferisco piangere, accucciata e riflessa dentro di me. E non so dare piena fiducia a nessuno che non si chiami mamma. E non riesco ad odiare colui che ancora chiamo papà.
Quando dormo da sola penso al segreto che nascondo nella federa del cuscino, ma ogni mattina lo lascio scivolare via, e non mi so dare risposte, non so dove sia. Quando dormo con te mi rifugio nelle vibrazioni del tuo respiro, e quest’anno è accaduto tante volte.
Quest’anno il sole è sorto tutte le mattine, e mia nonna ha accarezzato la solitudine e il vuoto ma senza caderci dentro. Quest’anno ho trovato gli amici di sempre, anche quelli che avevo un po’ perso. Quest’anno un uomo dagli occhi buoni ha seguito mia madre nella sua casa, e lei e mio fratello sono un po’ meno soli. Quest’anno il mio bimbo ha tre anni e i ricordi si affacciano nella sua vita.
Quest’anno, in autunno, pioveva sopra ogni centimetro di asfalto, ogni pergola e ogni angolo di muro. Pioveva sulle case e sopra i nostri cappotti. Pioveva dietro gli occhiali scuri e sulla lamiera dell’automobile che la portava via. Pioveva dentro lui. Ed era la prima volta.
Prima di quel momento, stringendolo forte, non avevo mai capito che non erano sbagliate le risposte che mi davo, ma semplicemente le domande. E aspetto di sbagliare ancora, perché so.
Miracolosamente non ho smesso di sognare e credere e sperare.
Ciao 2007.











