Non so raccontare eppure vorrei
e nemmeno riesco a trovare una strada
facile cadere in un baratro
basta una sola sconfitta----
Non so raccontare eppure vorrei
e nemmeno riesco a trovare una strada
facile cadere in un baratro
basta una sola sconfitta----
Il mio amico scrive balle
sugli amori fulminati
convulsioni e farfalle
Dame e chiome sdolcinate
scogli, principi e sirene
su giacigli addormentate
che raccontano panzane
fanfaluche ben ritmate.
Come dirgli che germoglia
Da lumi lacrime e labbra?
Come dirgli che si sfoglia
Come un libro senza trama?
Ch'esso è esposto e disarmato
Che disarma e s'è adombrato
Che singhiozza senza fiato
iperbolico e smodato?
Sotto i miei occhi lascio scivolare le parole sotto forma di segni riconoscibili e preordinati. Provengono da lui. Un corsivo elegante ornato di sbuffi e cunette. Sono i segni che racchiudono quella creazione intima che potrei chiamare abilità, ma preferisco la parola più artigianale, quella che la lingua, per poterla pronunciare, vibra e poi batte due volte dietro ai denti.
Lui era qui. La ragione mi abbandonava piano e le sinapsi in corto producevano lapilli e scintille, e vacillavo. Il pensiero in bocca si fermava, sotto l’arcata magica del mio palato. Ma ai suoi occhi limpidi niente poteva sfuggire, perché sono occhi che disarmano e leniscono paure, cancellano i dissensi e il turbamento, non accettano menzogna o bigotto pentimento. Avevo visto quegli occhi mille volte, e mille e mille avrei voluto attraversarli. Fermandomi alla lente, sempre tesa a ghiribizzare, dimenticai le cuffie, un giorno, perdendomi nell’eco delicata della sua voce. Ridisegnai i contorni del suo volto. Mi allontanai vivendo nelle mie periferie.
Non ho dimenticato quegli sguardi.
E ho imparato che, a volte, perdere non è un disastro.
Ho perso te che vivevi di sbuffi insoddisfatti e in me avevi trovato una ragione.
Ho trovato te che ti nascondi dal male in una sala buia, e da lì mi regali una vita.
Liquido informe e inodore
Scende a cani e gatti
E lava via la polvere
Ricordo di antiche
giornate di marzo.
Seduto
A braccia conserte
Sotto il pergolato
Meditavi intorno al nulla.
Piuttosto che il passato
meglio il silenzio
del presente vuoto
E breccioline di poesia.
Uomo della vigilanza
Che ringhi grida
Inopportune
a ragazzetti di Acilia
Bimbe scomposte
Nascoste
Dietro lenti indifferenti
di vaga vergogna
e tetra ingenuità.