sabato, 13 dicembre 2008
author: emiscript @ 11:49
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Domenico Cosentino, Meglio per tutti dare la colpa a me.

 

Rozza e lirica. Con un ossimoro intendo introdurre queste brevi considerazioni sulla poesia di questo giovane, tormentato autore napoletano. Una poesia rozza soprattutto quando è incazzata, amareggiata, sconfitta e non si prende in giro nascondendosi dietro al linguaggio formale e standard, ma preferisce restare cattiva, penosa, ad aggirarsi tra le strade puzzolenti di Napoli, tra i vicoli bui della stazione di Caserta, tra le calde intimità di donne sudate col noto volto della morte bukowskiana, o di giovani vogliose pompinare mancate

”se non avessi avuto quelle poppe/col cazzo che ti avrei baciato”.

La poesia di Domenico è asciutta, tralascia le aurore le spume e i gabbiani e si insinua nei cantieri, nei cessi, nelle situazioni di vita quotidiana, delle “fottute storie normali” che esprime con una naturalezza tale da trasformarle in scatti di fotografie. E lui è lì, tra le righe, ironico come non mai, e sofferente nel bisogno di manifestare ciò che è attraverso la scrittura. “ho fatto dei miei sogni la mia vita./e ho sbagliato/ indubbiamente/ perché i sogni sono effimeri come una scorreggia/ in un caldo pomeriggio di luglio”. Il male di vivere del nostro tempo che i media cercano di esprimere e riassumere con comizi televisivi sulla precarietà del lavoro giovanile, è tutto pitturato nella solitudine spiazzante di certi versi di Domenico, che si salvano dal diventare pena grazie al linguaggio naturale e canzonatorio “ora a 24 anni/ il mio unico sfogo è uscire fuori al balcone/ e cambiare la lettiera del mio gatto,/ facendo attenzione a non sporcarmi le mani/ con i suoi piccoli stronzetti neri”.

La poesia di Domenico è lirica, quando attraversa le strade di Parigi e s’imbatte nei ricordi sempre vividi dell’amore, vivo o passato che sia. E lì sa essere delicata come non mai, come un serpente di seta che striscia tenue tra le lenzuola, e nitida si racconta nella voce fuori campo dei pensieri di un giovane alle prese con la friggitrice di un pub: “ed intanto pensavo ai tramonti arancioni/ alle stradine del centro di Caserta/in quei dolci pomeriggi/ che trascorrevo con te.”

 

Ho conosciuto Domenico attraverso il suo blog e mi ha colpito da subito la sua ostinazione, l’abnegazione con la quale si faceva pubblicità per poter essere letto, come fosse per lui un bisogno vitale imprescindibile. Ho comprato il suo libro per curiosità. E’ stato dalle prime righe che ho capito che aveva talento.

 

“Mangiare polpette con la salsa alle 6 del pomeriggio

È fare poesia

[…]

Scrivere un mucchio di stronzate su un foglio bianco

È fare poesia”

ES

martedì, 09 dicembre 2008
author: emiscript @ 00:48
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Così, per curiosità, provo a cliccare su "disattiva"...Voglio vedere cosa accade, se è realmente possibile il "decesso" del mio doppio virtuale sulla piattaforma più famosa del momento. Ecco cosa succede.

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Per cortesia, facci sapere perché stai disattivando. (obbligatorio)

E poi, ancora:

Per favore spiegati meglio:

E infine, ciò che più mi inquieta, è questa postilla...in piccolo...

Nota: anche dopo esserti cancellato, i tuoi amici possono ancora invitarti, riconoscerti nelle foto o invitarti ad iscriverti a gruppi. Se ti disiscrivi, non riceverai questi inviti via mail nè notifiche dai tuoi amici.

Posso averne un po' paura?