Eravamo sicuri che tra le nostre vite sarebbe scorso senza tregua il sangue rosso vivo della gioventù, in cui esprimere foga, gioia, rancore, rabbia, violenza, voglia, tutto. Fuorché apatia e stanchezza, che ci avrebbero rassomigliati ai pesci dietro le vetrine dei ristoranti, alle espressioni da bambole di porcellana con quei sorrisi finti e tutti uguali e quelle gote rosse e gli occhi tersi. Come se il nostro tempo fosse durato per sempre e come se quegli anni, quelli dell’università, avessero cambiato tutto in meglio, lanciando nello spazio delle nostre menti consapevolezza, follia di vivere, fino a riuscire in tutto ciò che volevamo.
Adesso che ti guardo immobile giacere dietro il vetro, senza nessuna voglia di aggirare l’ostacolo, perché le branchie non ti aiutano fuor d’acqua, adesso, non so far altro che ciondolare il capo, socchiudereocchi tersi e gonfiare gote rosse di porcellana, e continuare a farlo finché non è di nuovo ora di chinare ia testa sul cuscino e abbassare le palpebre.
Un giorno il sonno e l’apatia e la stanchezza si impossessarono di noi.





