venerdì, 23 ottobre 2009
author: emiscript @ 01:33
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Eravamo sicuri che tra le nostre vite sarebbe scorso senza tregua il sangue rosso vivo della gioventù, in cui esprimere foga, gioia, rancore, rabbia, violenza, voglia, tutto. Fuorché apatia e stanchezza, che ci avrebbero rassomigliati ai pesci dietro le vetrine dei ristoranti, alle espressioni da bambole di porcellana con quei sorrisi finti e tutti uguali e quelle gote rosse e gli occhi tersi. Come se il nostro tempo fosse durato per sempre e come se quegli anni, quelli dell’università, avessero cambiato tutto in meglio, lanciando nello spazio delle nostre menti consapevolezza, follia di vivere, fino a riuscire in tutto ciò che volevamo.

Adesso che ti guardo immobile giacere dietro il vetro, senza nessuna voglia di aggirare l’ostacolo, perché le branchie non ti aiutano fuor d’acqua, adesso, non so far altro che ciondolare il capo, socchiudereocchi tersi e gonfiare gote rosse di porcellana, e continuare a farlo finché non è di nuovo ora di chinare ia testa  sul cuscino e abbassare le palpebre.

Un giorno il sonno e l’apatia e la stanchezza si impossessarono di noi.

martedì, 13 ottobre 2009
author: emiscript @ 00:02
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Non c'è molto di cui parlare.
Si potrebbe raccontare del vento che spinge le persiane
o delle nuvole che si rincorrono e si burlano di me
o dei lamenti di Nina Simone o del mio cuore che piange senza il mio permesso.
Si potrebbe parlare di quanto è ingiusta la vita oggigiorno, che ti illude di poter fare qualsiasi cosa, qualsiasi, ma sono solo nuvole che corrono e si rincorrono, la verità è che non c'è abbastanza posto per tutti nell'Olimpo, e se non ti riesci ad accontentare sarai sempre infelice.
Ma non c'è molto altro di cui parlare.
Mi sento una fallita, ecco la verità.
Da mesi sono dietro a un progetto che fa passi microscopici (ma li fa?) e non ne vedo mai la fine.
Non riesco più a star bene con le persone, con gli amici non riesco più a ritrovare l'intimità e la naturale confidenza che c'era stata una volta. Sono estremamente diffidente e temo che nulla possa cambiare questo stato di cose. Mi sento già vecchia, già (s)finita, sfiancata da qualunque cosa, stanca.
Non ci credo più, e  non c'è più molto di cui parlare.
E' finito il tempo dei giochi, delle speranze, delle risate e delle nuove amicizie.
E' finito il tempo dell'università.
E' finito il tempo dei cortometraggi e delle illusioni.
E' finito il tempo in cui si era ancora in tempo.
Adesso è meglio che impariamo a diventare grandi.