lunedì, 27 ottobre 2008
author: emiscript @ 22:18
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Ho appena letto questo post e trovo che sia un'idea geniale. Premetto che sono una di quelle che ha amato il libro premio strega di Giordano, che molti anche con un velo di snobismo hanno ritenuto calcolato e furbo. Ma il mio amico Andonio è sempre una spanna sopra tutti e ha guardato più avanti. E' andato a pescare non più i numeri primi ma quelli che forse stanno peggio, i numeri zero. Quelli che non si preoccupano di uscire fuori ma senza averlo scelto davvero si ritrovano ad essere degli outsiders, tanto per usare una parola inglese che va tanto di moda, perchè forse dovrei dire degli emarginati. Ne approfitto per ripiegare ancora una volta su di me (dio, come sono autoreferenziale!) e ripensare a quello che mi è successo una decina di giorni fa. Discoteca, gente mista per lo più appariscente, utenza femminile in prevalenza puttanesca. Non quella con le olive. Io vestita tra il semplice e il nerd. Non potete immaginare quanto mi sia presa a male! Da sempre mi porto delle difficoltà ad integrarmi nei gruppi. Omologarsi attraverso, per esempio, un abito, mi aiuta a stare meglio. Ho sognato di scappare a gambe levate, ma ho visto un'ombra e mi ha fatto paura, erano i miei occhi rossi riflessi nel buco del cesso. E allora, io che per farmi accettare ho bisogno di mimetizzarmi come un Camaleonte, perchè non potrei essere fiera di essere un numero zero?
venerdì, 17 ottobre 2008
author: emiscript @ 18:26
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Dire Noi&Noi e non noi e l'altro può far sentire meglio qualcuno? Non lo so, ma il titolo del Laboratorio interculturale che curerò nelle scuole elementari di Spinaceto che hanno aderito al progetto sarà questo, deciso. E scrivere Noi&Noi è sembrato altrettanto sconveniente che usare quell'...altra...parola...da quando in qua il corsivo significa brutto e distante? E se significasse diverso, sarebbe un problema? Ma ciò che voglio dire non era che diversi siamo tutti se rovesciamo le prospettive, e che entrare a contatto con il diverso (in senso lato) non può far altro che arricchirci di conoscenza? Cultura ha tanti significati, ma nel mio vocabolario il primo lemma che sintetizza la parola cultura è conoscenza. Cultura è la cultura d'origine di ciascuno. Cultura è imparare a confrontarsi con le origini altrui affinchè ci si rispetti. E detto ciò, bambini miei, che avete sei, sette, otto anni, sono davvero pronta per svolgere il compito di trasmettere a voi tutto questo?
martedì, 14 ottobre 2008
author: emiscript @ 19:18
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Un po' di sano jazz, o meglio swing, per rilassarsi mentre cala l'ora del crepuscolo. L'uva di cui mi sto cibando mi ha lasciato un puzzo sul dito...ma sarà colpa dell'uva? Adesso ci vorrebbe quella magica soluzione amuchina per lavarsi le mani in metro, quella roba meravigliosa levava via anche l'odore di cento agli tritati. Quanto vorrei provare ad assaggiare quell'aglio al pinzimonio che non sapeva di aglio. L'hanno mangiato i meii amici ad una festa, raccontandomi poi dell'ottimo e nuovo sapore che hanno potuto gustare. Ma se non sapeva di aglio, forse non era aglio, e forse questa non è uva ma una soluzione radioattiva che tra poco scioglerà il mio intestino. E io diventerò una supereroina! Sì, come no. L'influenza sta passando. E ho capito che stare in apnea mi fa paura forse quanto volare o forse di più. Meno male che c'eri tu. Forse dovrei sbucciarla, st'uva. Ma non c'ho mica la pazienza di mia nonna, io.
mercoledì, 08 ottobre 2008
author: emiscript @ 11:49
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Ieri gita a Roma nord. Ponte Milvio è ufficialmente il ponte del Lucchetti alla Moccia, ce ne sono ovunque appositamente allacciati alle grate situate ai piedi di ognuno dei sei pali. Qualche coraggioso si è anche arrampicato per incatenarli in cima ai pali. Lucchetti di tutte le forme e i colori prossimi all'arrugginimento. Tanto che alcuni venditori ambulanti stanno lì piazzati a vendere lucchetti di tutti i tipi, le forme, le scritte, ai passanti che non se ne siano ancora muniti.
"Già fatto!" - risponde una ragazza pimpante invitata all'acquisto.

Poi in serata a Piazza di Spagna un tizio strano, un romano emigrato, ha attaccato bottone con la solita scusa della sigaretta, per dirmi che questa città fa schifo, "è pieno di tirati, la gente esce a gruppi" e che non vede l'ora di tornarsene in Australia. "Siete dei vigliacchi" Non avete coraggio di uscire da soli a conoscere gente per strada" Siete dei codardi!". E mi ha mollato così, mentre farfugliavo una risposta.
giovedì, 25 settembre 2008
author: emiscript @ 16:52
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La canzone dice Breathe, breathe in the air, ma come fai poi a respirare quando attacca il ritmo vorticoso che ti trascina nel vortice dei tuoi pensieri? Sembra il tunnel dentro il quale cade alice verso il terribile mondo della sua fantasia, ma è il suono dell'elicottero che ti riporta sulla terra e ti chiarisce che no, non c'è niente di più terribile della guerra, o forse il fatto che di guerre ce ne siano tante su questo maledetto pianeta e noi le ignoriamo, forse questo è ancora più tremendo. Non voglio essere in nessun modo banale o moralista. Sto solo ascoltando questo pezzo che mi manda a ruota libera e qualcuno obietterà che non c'è niente di tutto ciò nella canzone dei Pink Floyd che stanno mandando alla radio, o forse c'è questo e molto di più.
Un'altra canzone diceva "le case in cui ho vissuto erano cieli chiusi dentro ad una scatola". Ho sempre adorato quella frase e mi piace spalmarmela addosso. Mi chiedo quando la smeterò di leggere inediti altrui e mi degnerò a spiaccicare le mie mosche luride su un foglio di carta. Mi chiedo quale sarà la prossima casa, se odorerà di fragola e lampone e avrà pareti giallo paglia.
E' solo un altro trip.
lunedì, 22 settembre 2008
author: emiscript @ 21:50
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E' bello leggerti felice
Fa stare felice anche me.
E se piangi basta che tu dica
che è un pianto di felicità
mercoledì, 10 settembre 2008
author: emiscript @ 00:22
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"Volevi trasformarmi in una persona normale, un idiota! Tra milioni di idioti, con una vita mediocre, circondato da bambini e supermercati! Io non volevo essere così, io volevo essere elegante!"

Crimen Ferpecto - Alex de la Iglesia
martedì, 02 settembre 2008
author: emiscript @ 02:41
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E' tanto che non vi racconto un po' di me. Forse perchè penso che non ve ne frega niente, forse perchè non va a me di farvi sapere le mie cose, forse perchè sono impegnata a vivere e mi impegno poco a scrivere, ultimamente. Ma a quest'ora scrivere viene bene, e voglio essere sincera con voi, voglio donarvi un po' di me.
Qui le cose vanno bene, ho una nuova casa e quella vecchia non mi manca poi tanto, mi mancano le singole persone, ma il gruppo ormai non c'era più. Restano ancora pochi mesi e poi dovrò trovare una nuova sistemazione. So che questo posto mi mancherà ma sono emozionata all'idea di cambiare. Ho immaginato tante notti come questa, davanti al pc a lavorare, a scrivere, a studiare, su questo enorme letto blu, e intorno le stampe dei mirò, i van gogh, i de chirico, a tenermi compagnia, che fan parte dell'atmosfera. Non ho messo su musica, perchè non sono sola: dì là c'è il padrone di casa che si finge ospite, un altro giorno e tornerà in Francia, nei pochi giorni in cui sta qui cerchiamo di convivere pacificamente. Ma resto in silenzio anche per non rovinare la quiete che mi sta intorno, dopo una serata di lavoro e di chiasso al matrimonio di Palombara Sabina al quale sono stata fino a poche ore fa.
Ho lavorato ma non sono affatto stanca. Ho negli occhi quei sorrisi di bambini, gli sguardi teneri che ti aprono il cuore, gli occhioni vispi che accompagnano domande intelligenti...stare con loro mi fa sentire bene.
Facebook mi sta risucchiando. Un nuovo Social Network per ritrovare le persone che ci siamo perse per strada, quelle distanti ma anche quelle vicine, per condividere con loro ogni movimento, della mente e del corpo, e immagini e video e giochi e così via. Penso che l'entusiasmo del momento passerà, l'estate sta per finire, si ritorna alla vita di sempre e Facebook sarà solo un'ulteriore perdita di tempo per tutti. I giochetti e i gruppi che continuano a generarsi saranno sostituiti da visite fugaci. Nonostante l'interesse che ha suscitato in me questo nuovo spazio virtuale, resto legata al blog, che è più personale, più "ordinato", più chiaro. Passato ormai da un pezzo il desiderio di popolarità, riscopro questo blog come diario su cui imprimere le emozioni di un momento da condividere con i pochi che vorranno, che anche per caso si saranno imbattuti qui. Sono passati due anni e sento questo spazio come mio, come mio e vostro insieme, per condividere qualcosa che va oltre qualcosa di più profondo...M'inganno? Non si può dire adesso.
Buona notte cari lettori...

domenica, 31 agosto 2008
author: emiscript @ 00:10
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Scrivere ti getta in spazi troppo ariosi, ti rende strano, un disadattato. Nulla di cui stupirsi de Hemingway si è fatto saltare le cervella sul succo d'arancia della colazione. Nulla di cui stupirsi se Hart Crane si è fatto maciullare dall'elica, nulla di cui stupirsi se Chatterton ha preso veleno per topi. Gli unici che andavano avanti erano quelli che scrivevano i best sellers, e quelli nno scrivevano, era gente già morta.

Charles Bukowski, Niente Canzoni d'Amore, Ed. Teadue 2004 (1990)
mercoledì, 13 agosto 2008
author: emiscript @ 22:02
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I miei genitori pensavano che sarei diventato
grande come Edison o più grande:
perchè da ragazzo costruivo palloni
e aquiloni meravigliosi e giocattoli a molla
e piccole locomotive che correvano su rotaie
e telefoni di barattoli e filo.
Suonavo la cornetta e dipingevo,
modellavo la creta e recitai la parte
del cattivo in Octoroon.
Ma poi a ventun'anni mi sposai
e dovevo vivere, e così, per vivere
imparai il mestiere dell'orologiaio
e avevo una gioielleria in piazza,
e pensavo, pensavo, pensavo, pensavo, -
non agli affari, ma alla macchina
che progettavo di costruire.
E tutta Spoon River aspettava impaziente
di vederla in funzione, ma non funzionò mai.
E qualche anima buona pensò che il mio genio
fosse in qualche modo impedito dal negozio.
Non era vero. La verità era questa:
non ero un genio.



Dall'Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, uno dei più toccanti libri di poesia mai scritti.
Prima ed. La Biblioteca Ideale Tascabile marzo 1995 Milano
Trad. di Alberto Rosatti